la sua schiena era bella
come la più verde valle
che riuscissi a ricordare,
i suoi seni erano
montagne lontane non
cementificate dal piano
di allargamento delle
super-metropoli.
la sua pelle era materia
elettrica vergine, che
non rubava la mia attenzione
ma la attirava seducente,
senza nessuna falsa promessa
se non la mia illusione di poter
accedere al sublime.
restava immobile sul letto
e mi fissava come se intorno
non vi fosse desertificazione,
industrie, fumi e nebulose,
incroci intasati dal traffico,
spiriti frenetici-scheggie
senza più meta.
dove comincia il tuo amore?
le chiesi,
dove comincia il mio?
impariamolo come se non ce
lo avesse mai detto nessuno,
ti prego.
dammi una storia che
non abbiano già raccontato.
lei mi guardava e poteva capire,
perchè anche lei era stata partorita
davanti ad uno schermo,
figlia dei modelli di vita e della
sociologia di massa, dell'etnologia comportamentale
e delle pubblicità, del tirassegno
mediale che bersagliava le anime,
spazzate via, come i sogni, trasformate
in realtà, inutile, arbitraria, realtà.
i suoi occhi erano l'oceano
immacolato che non avevo più avuto,
il suo abbraccio la casa
che non riuscivo più a trovare
in nessuna struttura,
insieme eravamo
la più bella coppia
che la mia immaginazione
avesse mai creato,
lei non esisteva,
io non riuscivo ad esistere.
rosa #2
1 mese fa


